venerdì 7 aprile 2017

Corso online "Mediazione scolastica: strumento per combattere il bullismo"

Corso online "Mediazione scolastica: strumento per combattere il bullismo"


Tutor corso: Assistente Sociale e Mediatrice Familiare dott.ssa Ilaria Staffulani


PROGRAMMA:

1) Parte teorica con slide

-che cos'è la mediazione scolastica

-obiettivi

-che cos'è il bullismo

-come riconoscerlo e affrontarlo


giovedì 9 marzo 2017

SERVIZIO DISBRIGO PRATICHE

ATTIVO IL SERVIZIO DISBRIGO PRATICHE !

Se non conosci l'ufficio di competenza o se non hai tempo per le lunghe file agli sportelli ...... Ti aiuto io occupandomi della tua pratica!

-Presentazione domande all'Asl per carrozzine, stampelle, pannoloni, traverse, materassi antidecubito, catetere, ecc.


-Pratiche per il riconoscimento Invalidità

Chiedi info al numero 3475859195 o manda una mail a: i.staffulani@libero.it

lunedì 5 dicembre 2016

La terapia della bambola: uno stimolo per gli anziani

Sono sempre più affascinata dalle terapie non farmacologiche che stanno lentamente facendosi spazio all'interno delle case di riposo. Le più famose sono certamente la pet therapy e la musicoterapia.

Oggi però vorrei parlarvi di un altro metodo che si è dimostrato particolarmente interessante. Parliamo della terapia della bambola.


In cosa consiste e di cosa si tratta? 


La doll therapy è un metodo che è nato in Svezia alla fine degli anni 90’. La madre della terapia della bambola è la dottoressa Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta.

Tale bambola fu ideata per stimolare e aiutare il suo bambino autistico. Negli anni successivi questo nuovo metodo si è sviluppato sempre di più espandendosi in tutta Europa.

La terapia della bambola si pone l'obiettivo di stimolare l'empatia, lo sviluppo delle emozioni, della memoria, dell'interazione, ecc. La bambola è dunque in grado di migliorare il benessere degli anziani e in particolare dei pazienti affetti da Alzheimer.

Attraverso l'interazione con la bambola (accarezzandola, baciandola, dandole da mangiare, pettinandola, ecc.) l'anziano è in grado di recuperare le funzioni di accudimento e allo stesso tempo di ridurre l'aggressività.

giovedì 20 ottobre 2016

Arriva il robot badante: considerazioni sociali

E' da diverso tempo che volevo parlarvi di un argomento che, a mio parere, fa molto riflettere.

 Avete mai sentito parlare di robot-badanti? A quanto pare l'Italia si sta attivando, insieme ad altri Paesi dell'Europa, nella sperimentazione di queste nuove tecnologie. Sono stati attivati diversi progetti. In particolare mi voglio soffermare su un progetto europeo concluso: ROBOT-ERA. Questo progetto è stato coordinato dall’Istituto di BioRobotica Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I robot-badanti-maggiordomi sono stati portati all'interno di 160 case di anziani. Strutture situate tra l'Italia e la Svezia. Tali robot, come potete vedere nel video qui sotto, possiedono una struttura articolata: hanno braccia meccaniche e si muovono attraverso piattaforme mobili dotate di sensori. I robottini riescono a muoversi all'interno dell'abitazione, a prendere o a portare oggetti, ad aiutare gli anziani nella deambulazione, ecc. Da tempo lavoro come assistente sociale nel settore degli anziani. La notizia dell'arrivo dei robot sinceramente non mi fa saltare di gioia. Mi preoccupa in particolar modo la scomparsa dell'empatia, concetto a noi assistenti sociali tanto caro. Il rapporto umano tra operatore e utente che fine farà? Alcuni potrebbero dire: con l'arrivo dei robot badanti possiamo prevenire e contrastare gli abusi su soggetti deboli come gli anziani. A questo proposito appoggio invece il disegno di legge approvato dalla Camera in merito all'installazione delle telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture per anziani e disabili. Il mercato, da diversi anni ormai, si sta decisamente muovendo nella direzione delle tecnologie robotiche. Nel giro di 5-10 anni forse ci ritroveremo un collega robot in quasi ogni settore. Sicuramente tornerò ad affrontare questa tematica.

Intervista all'assistente sociale specialista Ugo Albano

Il dottor Ugo Albano è un assistente sociale specialista con esperienza professionale in Italia e all’estero, oltre ad essere giornalista pubblicista. Attualmente lavora in Emilia-Romagna.


Cosa l'ha spinta a intraprendere questo percorso professionale?

Sono arrivato a questa professione per caso. Quando ero giovane svolgevo un’attività nel campo delle telecomunicazioni, ero e sono infatti un perito tecnico, quindi abituato al fatto che ogni cosa è logica, ovvero che 1 + 1 = 2. Mi affascinava però la ricerca della giustizia e della verità, e ciò per fede. Ero e sono ora cristiano; allora ero infatti attivo nel volontariato. Nello scegliere cosa studiare, tra teologia ed altro, mi capitò di considerare la scelta di servizio sociale. Mi rendevo conto che nell’aiuto, oltre alla base etica, ci vuole competenza. Non basta “voler” aiutare, bisogna “saper” aiutare”. Ed è così che il perito tecnico Ugo Albano arrivò sui banchi del servizio sociale: unico maschio in un mare di femmine!

Dove trova la forza, il coraggio e la grinta per affrontare una lunga e faticosa giornata lavorativa?

Bella domanda! Oggi ci vuole tanto coraggio e tanta grinta per aiutare in un’organizzazione pubblica, che è quella in cui lavoro. Ci vuole tanto coraggio specialmente perché le organizzazioni pubbliche non aiutano, bensì praticano l’aiuto per fini di consenso politico. Lo dico dopo trent’anni di servizio. Quel che mi da la forze di resistere è la fede. Sulla porta del mio ufficio c’è questo cartello: “L’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’accoglienza: alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli" (lettera di Paolo agli Ebrei, cap. 13, 1-2).

Cosa significa per lei essere un bravo assistente sociale?

Essere un fratello, un compagno di strada, una persona di fiducia. Amo infatti da sempre un approccio “alla pari”, l’approccio “asimmetrico” non mi appartiene. Basta vedere il mio ufficio per capirlo: non ho la scrivania, io e l’interlocutore ci sediamo davanti, ci guardiamo negli occhi, ci tocchiamo. Per me questo è il “mio” modo di essere assistente sociale. Rispetto però chi lo fa in modo diverso: basta che lo faccia con metodo e con coscienza. Ecco la risposta: un bravo assistente sociale fa questo lavoro in scienza e coscienza, cioè con metodo chiaro e con un governo etico più che chiaro.

Un assistente sociale a Bari e non solo, fatica a trovare lavoro. Che consigli darebbe?

A Bari e non solo gli assistenti sociali sono drogati. Così come il tossicodipendente vede solo l’eroina per stare bene, allo stesso modo gli assistenti sociali vedono solo il “posto pubblico”. Così come il tossicodipendente si riabilita prima facendosi l’astinenza, allo stesso modo l’assistente sociale – di questi tempi più che mai! – deve soffrire per rielaborare la propria identità. Quindi, premesso che i concorsi pubblici sono bloccati (grazie a Dio, così si evita di morire in queste burocrazie), occorre guardare oltre. C’è un “mercato del welfare” da conquistare, c’è la libera professione, che un non-profit in sviluppo. Il consiglio che do ai baresi (e non solo) è questo: non emigrate. State a casa e fate la rivoluzione nel welfare locale. C’è tanto da fare a Bari (e non solo). Bisogna solo capire che oltre al Comune (di Bari, e non solo) c’è altro.

Un suo sogno nel cassetto...

Fare il contadino. Sento il “ritorno alla terra” come una prospettiva importante per me, che richiama il mio “essere figlio del sud” verso il mio DNA etnico. Mi piacerebbe vivere in una masseria assieme ad altre famiglie. Il mio lavoro ideale, oggi come oggi, sarebbe fare l’assistente sociale in una comunità terapeutica. Credo tanto nel lavoro come riabilitazione e nella campagna come contesto relazionale sano, a fronte di queste città (Bari e non solo) che costringono le persone a vivere male, ad ammalarsi, a morire senza un senso.

Ilaria Staffulani

lunedì 11 aprile 2016